I fondi di private equity attraggono in Europa più capitali di quanti ne attragga la Borsa

Di fronte alle incertezze delle Borse e del mercato obbligazionario, cresce l’appeal degli investimenti alternativi in Europa. Secondo il rapporto annuale “Alternatives in Europe”, l’industria degli asset alternativi è cresciuto di 300 miliardi in tre anni.

Nonostante gli hedge fund continuino a rappresentare la fetta più grossa del mercato degli investimenti alternativi, il private equity ha accelerato la sua corsa candidandosi a diventare l’asset class più consistente (559 miliardi di euro, +8%).

Il private equity è una forma di investimento di medio-lungo termine in imprese non quotate ad alto potenziale di sviluppo e crescita (high grow companies), effettuata prevalentemente da investitori istituzionali, con l’obiettivo di ottenere un consistente guadagno in conto capitale dalla vendita della partecipazione acquisita.

I fondi di private equity non coinvolgono milioni di cittadini indistinti e sconosciuti, come accade per i fondi comuni. I soldi per gli investimenti sono raccolti da investitori individuali, solitamente persone ricchissime oppure aziende e istituzioni finanziarie, ai quali vengono restituiti incrementati del guadagno dopo tre, cinque o addirittura dieci anni.

Queste forme di investimento presentano innegabili vantaggi.

Primo, i fondi di private equity sono immuni, almeno in parte, dall’asfissiante pressione regolatoria che schiaccia i fondi comuni e in generale gli investimenti di Borsa. Secondo, i fondi di private equity investono a medio-lungo termine, quindi scommettono   non    sull’eventualità che un titolo quotato possa rapidamente salire in Borsa, ma che un’azienda che oggi vale 10 riesca, in cinque anni, ad andare così bene e guadagnare così tanto da giungere a decuplicare il suo valore. Infine, i fondi di private equity entrano nella gestione delle imprese, la sorvegliano e la ispirano dall’interno, e quindi operano in base alle informazioni riservate che si procurano.