Acqua per tutti e with a mission, WAMI

Il claim è ben visibile e accompagnato da meravigliose immagini relative alla missione di WAMI, appunto Water With a Mission. Meravigliose immagini anche e soprattutto grazie al soggetto protagonista: la natura e più precisamente l’acqua, H20 in tante forme diverse. Acqua che scorre dalla fonte sorgente, acqua potabile servita alle nostre tavole, acqua che cerca di arrivare “a tutte le comunità in giro per il mondo”. È quest’ultimo infatti l’obiettivo finale, e iniziale, di WAMI: finanziare e realizzare progetti idrici ad alto impatto sociale, che vengono documentati sul loro sito e sulla loro web-app. Come questo è possibile? Il team di WAMI individua alcune comunità senza accesso all’acqua nel mondo, dove sviluppare il progetto idrico: grazie a partnership con realtà locali esperte, viene realizzato un acquedotto nel luogo individuato.

L’acquedotto è in grado di fornire milioni di litri di acqua potabile a cui ogni famiglia coinvolta nel progetto attivato può accedere tramite un rubinetto installato in prossimità dell’abitazione, sempre fornito da WAMI. Infatti, le tubature, anche quando esistenti, hanno necessità di essere “potenziate” per erogare una adeguata quantità d’acqua o sostituite almeno ogni 50 anni. Il problema delle tubature tocca quasi tutti i paesi nel mondo: quelle dei nostri acquedotti hanno un tasso di dispersione dell’acqua media che supera il 40% con dei picchi presso alcune zone remote del nostro Bel Paese (la media europea è del 25%). Di riflesso, WAMI ci induce a riflettere sulla nostra water footprint, personale o collettiva che sia, sulla quantità di acqua che impieghiamo con le nostre scelte quotidiane (alimentazione, abbigliamento, uso domestico). Il consumo pro capite giornaliero per usi civili in Italia è altissimo, il 60% in più della media europea nel 2018, 215 lt per abitante (dati Istat).

Si vuole però migliorare: ci proviamo con le risposte pubbliche che arrivano dai fondi dal PNRR – 4.3 miliardi forse pochi, si spera ben gestiti -, con l’operato congiunto di multiutilities o realtà private, con neo società “solidali” ed in espansione come WAMI. Nel 2016, presso un incubatore di startup a Milano, dalle forze congiunte dei compagni di università bocconiani Giacomo Stefanini e Michele Fenoglio, nasce la startup dedicata ai progetti idrici. Incontriamo allora Michele, “Water Revolution Inspirer” e ci facciamo raccontare qualcosa di più sulla loro realtà.

FF: Buongiorno Michele, abbiamo già raccontato ai lettori l’obiettivo WAMI, ora ci puoi spiegare meglio come funzionano e come vengono finanziati i vostri bei progetti?

MF: Buongiorno Francesca, noto che deve essere raccontata una parte fondamentale del nostro progetto: l’impatto attivo dei consumatori di acqua potabile dall’Italia, che ci permettono di sostenere i nostri progetti in giro per il mondo.

FF: In che senso?

MF: Il modello WAMI è BUY ONE, GIVE ONE. Ogni singolo prodotto WAMI ha impresso un codice univoco, che se inserito sull’apposito form del sito, rimanda direttamente al progetto che si è contribuito a finanziare con quell’acquisto. Prima sono portati a termine i progetti e poi si recuperano le spese attraverso la vendita dei prodotti. Con soli 10.000 prodotti WAMI vengono quindi finanziati tubi e rubinetti che avete descritto; quindi, ci piace raccontare e documentare che con 1 prodotto WAMI acquistato, vengono donati 100 litri di acqua a comunità meno fortunate.

FF: Ma… i prodotti WAMI quali sono?

MF: Acqua potabile, of course! Questa arriva dalla vicina sorgente piemontese Rocciaviva, sulle Alpi Marittime a 1300 mt. I nostri prodotti sono principalmente tre: WAMI water (acqua in lattina, in plastica 100% riciclata r-PET), “Wanderfuse” la nostra linea di infusi appena lanciata e le borracce riutilizzabili in acciaio WAMI. Ad oggi, lavoriamo con ristoratori attenti al tema della sostenibilità ed aziende che vogliono “creare un acquedotto aziendale contribuendo al raggiungimento dei SDG dell’ONU o semplicemente cambiare il modo di bere in azienda”. Della corporate community fanno già parte Eni gas e luce, FSI, Cdp, Geox, Danone, Bioclin per citarne alcuni.

FF: In quanti siete?

MF: Una decina di giovani esperti del settore, HQ in zona Porta Romana a Milano.

FF: Risultati raggiunti e sguardo al futuro?

MF: Progetti sviluppati in 7 Paesi dei 3 continenti del mondo, per un totale di 50 comunità e oltre 30.000 persone che hanno ottenuto l’accesso all’acqua per tutta la vita. Non siamo da soli però, collaboriamo con aziende come A2A, Lavazza, 24Bottles per le borracce. Nel futuro vogliamo crescere ancora e raggiungere con i nostri progetti idrici quante più persone possibile.